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Storia, cultura, musei

Eminenti studi economici hanno stabilito che un investimento in cultura è capace di dare un ritorno economico pari a tre volte il valore investito.

E Asti, così come l’astigiano, racchiude al suo interno un patrimonio culturale di prim’ordine, secondo per importanza, a livello regionale, alla sola Torino. Ci si potrebbe domandare come mai tale patrimonio non solo non venga valorizzato, ma nemmeno conosciuto spesso agli stessi astigiani.

Ma prima di affrontare quello che dovrebbe essere un discorso di “cultura delle tradizioni” e di “attaccamento ai valori storici” del proprio territorio, giova fare una riflessione sulla storia che stiamo narrando, per dare un’idea dei luoghi che spesso noi diamo per scontati, ma che di scontato non hanno nulla.

Asti ha una storia ricca, nobile. Una storia che inizia con il “Municipium Romano” noto con il nome di Hasta. Una storia antica, che ha addirittura preceduto quella delle vicine Alba Pompeia (ora Alba) e di Augusta Taurinorum (ora Torino). Di quel periodo si possono ancora oggi ammirare i reperti: dalle mura antiche al Decumano Massimo (oggi corso Alfieri), dalla Torre Rossa alle Domus, dall’anfiteatro romani a San Secondo, fino ai reperti rinvenibili nella Cripta di Sant’Anastasio e alle terme, che facevano parte di un centro abitato di estensione pari a quello della stessa Augusta Taurinorum, tanto da rendere Asti la città con il più vasto centro storico dopo quello torinese.

Se il periodo romano ha visto un Asti un centro nevralgico per il Piemonte, è con il periodo medievale che la città ha conosciuto il massimo splendore. Capitale del Ducato longobardo di Asti, i cui confini si estendevano fino alla Liguria, comprendendo le attuali Savona e Albenga e sono oggi visibili le caseforti e le torri, segno di un potere che si estendeva dall’attuale alessandrino fino al torinese e al cuneese, su città come Bra, Fossano, Ceva, Garessio, Nizza Monferrato. Durante questo periodo storico, Asti ha visto fiorire la propria cultura come centro commerciale e bancario d’importanza europea.

Grazie a questa storia ricca, Asti è un museo a cielo aperto e potrebbe a pieno titolo entrare tra i massimi e più importanti centri culturali del Piemonte e d’Italia, capace di attrarre turisti da tutto il mondo, se solo tale immenso patrimonio fosse propriamente valorizzato, insieme ad un circuito museale capace di integrare la storia all’arte e alla vita dei suoi cittadini più illustri: da Vittorio Alfieri a San Giovanni Bosco, da Pietro Badoglio a Giorgio Faletti, da Ugo Scassa a Paolo Conte. Sono molti i nomi che, con le loro opere e le loro azioni, potrebbero contribuire a rendere Asti un centro nevralgico della cultura italiana.

Il programma politico

Il nostro piano di Azione

01. Il centro storico come “museo a cielo aperto”

Istituzione di percorsi turistici guidati, definizione di brochure e pubblicità, nonché punti informativi nei diversi punti visitabili di quello che è il secondo centro storico più grande del Piemonte. Identificazione dei rioni (modello Siena) durante tutto l’arco dell’anno, portando così il turista a vivere Asti come città del Palio più antico d’Italia. Narrazione della storia di Asti quale centro finanziario europeo e capitale del Monferrato. Non soltanto San Secondo, ma anche le Torri, San Pietro e la valorizzazione della Cattedrale, che rappresenta oggi il più importante esempio di gotico piemontese, tanto dal punto di vista architetturale quanto artistico e musicale, con il suo triplice sistema di organi. Il centro storico deve far vivere al turista la storia di asti. Progettare un turismo fondato sui percorsi storici, al pari di città come Torino, Roma, Firenze, Venezia o della stessa Alba.

02. Valorizzazione dei musei astigiani

I musei devono affiancare alla vista storica della città e del territorio una vista artistica e culturale, accompagnando il turista in un percorso museale capace di farlo immergere nelle tradizioni che hanno reso Asti protagonista indiscusso della storia antica e medievale: dai musei storici alla valorizzazione di personalità come Vittorio Alfieri, Giorgio Faletti, ma anche l’eccellenza dell’arazzeria di Ugo Scassa o delle opere musicali di Paolo Conte. Da mostre museali dedicate all’enogastronomia (sul modello di Alba e Torino, o anche di Barolo con il WiMu) a mostre di caratura internazionale ospitate presso i più prestigiosi palazzi astigiani, come Palazzo Mazzetti (come testimoniato dal successo delle mostre di Chagal e Monet). Mostre che non siano viste come eventi una-tantum, ma come ricorrenze annuali capaci di creare un vero e proprio “format della cultura” che veda in Asti il suo epicentro.

03. Educazione di storia cittadina nei percorsi di scuola primaria

Non esiste cultura, se tale cultura non è condivisa dalla cittadinanza. La storia di Asti e dell’astigiano dovrebbe entrare a far parte della didattica delle scuole primarie, così da rendere i giovani astigiani consapevoli del luogo che abitano, della sua storia, delle sue bellezze. I cittadini sono infatti i primi promotori della cultura e delle tradizioni di un luogo, come viene dimostrato da molti comuni italiani, i cui abitanti vivono pienamente le loro tradizioni (Siena, Venezia, Firenze, Lucca, Alba, Torino, per citarne alcuni).